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martedì 3 febbraio 2026

giovedì 11 ottobre 1979

Visite mediche. Sfoltimento del 10° Contingente Paracadutisti "Folgore"
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In questi primi tre giorni ci sono state anche le visite mediche per tutti noi allievi del 10°. E devo dire che sono state molto approfondite, non si valutava solo l'idoneità fisica, ma anche quella psicologica (ci hanno fatto tante domande sulla nostra vita). Era chiaro a tutti che si doveva essere perfetti, senza patologie di qualsiasi tipo e senza problemi psicologici.

Si sa che per essere qui si doveva aver fatto una domanda di ammissione, insomma tutti noi abbiamo "chiesto" di diventare Paracadutisti. Proveniamo da tutte le parti d'Italia e già alla visita di leva ci fecero fare tre giorni di visite mediche aggiuntivi.

Quello che so è che in questi primi tre giorni in molti sono stati dichiarati non idonei, e quindi trasferiti ad altri reparti, oppure proprio dichiarati non idonei al servizio militare, ma so anche che alcuni hanno rinunciato subito a diventare paracadutisti.

Eravamo più di 300, forse addirittura 400, dopo tre giorni di visite mediche siamo rimasti in circa 250, una vera e propria selezione.


giovedì 11 ottobre 1979

Taglio dei capelli, ovvero il famoso tattico per tutti. Abbiamo conosciuto più a fondo i due caporali istruttori che ci stanno seguendo al momento
105 giovedì 11 ottobre 1979

Ad ogni camerata, o squadra, sono stati assegnati due caporali. I nostri sono Tripodo di Catanzaro e Galliero di Napoli. La nostra camerata si trova al piano superiore.

In mattinata siamo tutti andati dal barbiere, naturalmente marciando. Taglio dei capelli quasi a zero per tutti, ci hanno detto che questo tipo di taglio si chiama "tattico", taglio uniforme a 5 mm. Siamo ancora vestiti in "borghese" e dobbiamo marciare così.

Nel pomeriggio ci consegnano l'uniforme, tuta verde da combattimento, basco rosso in testa, scarponcini neri al cromo. Vestiti così siamo tutti uguali e mentre marciamo, o per lo meno stiamo imparando a marciare, inquadrati in squadre 5 x 5 siamo come delle macchine nelle mani di un pilota che ci fa camminare e correre come vuole lui, che ci porta dove vuole lui e per il tempo che vuole lui. I piloti, in questo caso, sono in due, ovvero i due caporali.

Gli ordini sono perentori. Ci dobbiamo abituare alla vita militare. Io sono abbastanza sereno a differenza di altri che stentano ad adattarsi.

Alla sera, prima di andare a letto, dobbiamo fare la branda e quando passa il contrappello dobbiamo rimanere sull'attenti. Il contrappello passa, camerata per camerata, dopo le 23.00 e dopo si può andare a letto, o meglio dire si potrebbe. Il contrappello è anche un'occasione in cui i caporali fanno i duri. Dopo il contrappello si spengono le luci delle camerate, restano accese solo le luci notturne dei corridoi, ma i caporali per un'ora e fino al Silenzio ci fanno fare ginnastica nella penombra. Non che sia malvagia un po' di ginnastica, flessioni e altri esercizi ginnici, ma per alcuni di noi è vista come una specie di "punizione". Lo avevamo fatto anche ieri sera. Loro, i caporali, la chiamano "il riposo del paracadutista".

Questa sera sono riuscito a telefonare a casa dalle cabine telefoniche dello spaccio. Ho fatto sapere come mi sono sistemato e come mi trovo. Ho sentito una certa commozione sentire parlare i miei.


lunedì 2 febbraio 2026

mercoledì 10 ottobre 1979

Primo giorno di Caserma
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Con quel treno arrivato in stazione a Firenze, una stazione grande e mi sembrava di perdermi. Ma ho trovato quasi subito la coincidenza per Pisa dove sono arrivato verso le 7.30. Non sapevo cosa fare, ero proprio spaesato. Sono riuscito a telefonare alla mamma da una cabina telefonica dopo alcuni tentativi falliti. Per un po' ho girovagato senza meta, ho cercato di orientarmi con la piantina di Pisa che avevo portato da casa.

Alla fine mi sono rassegnato e ho preso un taxi che mi ha portato alla S.Mi.Par. Poi ho saputo che fuori della Stazione c'erano i camion che portavano in caserma le nuove reclute che sarebbero arrivate con il treno.

Sono solo, entro in porta centrale. C'è il sole, ma nella mia testa vedo tutto annebbiato. Mi sembra tutto così strano. Un caporale mi prende e mi accompagna in un'aula dove ci sono altre reclute come me, alcune arrivate ieri. Qui ci danno dei soldi, a me hanno dato 4.500 lire, ci dicono per il rimborso delle spese di viaggio per chi proviene da più lontano.

Poi ci ritroviamo in un altro posto dove ci schedano e prendono le nostre generalità, ci consegnano un cartellino provvisorio di riconoscimento che non dobbiamo assolutamente perdere, in attesa di quello definitivo con la nostra foto.

Ci viene anche chiesto se sappiamo suonare uno strumento musicale, per quelli che sanno suonare, dopo il brevetto, c'è la possibilità di andare a Livorno dove c'è la sede della Banda musicale dei Paracadutisti. Io ovviamente ho risposto che suono la tromba, credo di essere stato l'unico. In realtà c'erano una decina di reclute che conoscevano la musica, ma nessuno che suonava la tromba (ce l'avevo nel borsone ma non l'ho tirata fuori).

Cerco di parlare con altri ragazzi che sono lì, poi ci prende in consegna un caporale, ci parla un po', mi è sembrata una persona seria.

Intanto e venuto mezzogiorno, ci consegnano le gavette e andiamo a pranzare inquadrati in mensa. Ci capisce subito che è un ambiente dove si deve rigare dritto.

Nel pomeriggio ci consegnano il corredo per il posto branda, sempre con lo stesso caporale che ci ha detto di chiamarsi Tripodo (io ho subito pensato che strano nome).

Per corredo si intende il cubo, ovvero materasso, coperte e lenzuola. Le camerate sono grandi, divise in due file di brande a castello. Mi è stato assegnato il posto sopra, quello sotto di me è capitato all'unico altro friulano di questo contingente, un ragazzo di Tarvisio che si chiama Federico. Siamo inquadrati nella 9ª Compagnia, l'ultima palazzina in fondo, sulla sinistra entrando dalla Porta Centrale.

Ci sono due caporali che ci insegnano a come fare il cubo (letto), a come appendere le scarpe sulla branda, a come fare l'attenti e il riposo. Tutto deve essere fatto ed eseguito alla perfezione, tutto deve essere tenuto in ordine e pulito. A rotazione tra di noi dovremo anche scopare e pulire la camerata.

Dopo la cena e il rientro in camerata, i caporali ci fanno fare un'oretta di ginnastica. È passata la mezzanotte, le luci sono spente da un bel po', quando finalmente possiamo andare a dormire. Come inizio non c'è male!


martedì 9 ottobre 1979

Parto per il servizio militare
093 martedì 9 ottobre 1979

Questa sera dovrò partire per una grande avventura, il servizio militare. Il mio sarà un servizio militare diverso degli altri perché vado tra i paracadutisti. Nei giorni scorsi sono andato a salutare tutti i parenti a Spilimbergo e in Zampis (Pagnacco), anche se non ne avevo tanta voglia.

La nonna Irma, che oggi era venuta a trovarci a Reana, quasi quasi si metteva a piangere. La mamma si da fare per prepararmi la borsa in cui ci metterò anche la tromba e alcuni spartiti musicali.

Prima della partenza mi vengono a trovare tutti gli amici più intimi. Il servizio militare lo devo fare, anzi ho scelto io di farlo, e di farlo tra i paracadutisti. Con le leggi sul terremoto in vigore avrei potuto optare per il servizio civile, credo di essere uno dei pochissimi friulani della mia classe (il 1960) che farà il servizio militare comunque.

E il momento di partire doveva arrivare, ed è arrivato.

Penso che un anno è breve e passerà in fretta e perciò sono contento, ma mi devo allontanare da casa e dagli amici, e nel mio intimo sono anche un po' triste, non lo lascio capire.

Saluto tutti. Il papà, la mamma e il fratellino Giovanni mi accompagnano in stazione a Udine a prendere quel treno. In stazione trovo un altro ragazzo anche lui in partenza per il servizio militare, andrà a Salerno, staremo insieme su quel treno fino a Firenze.

Alle 21.35 il treno puntuale parte. Ho salutato per l'ultima volta i miei genitori e Giovanni.


giovedì 11 ottobre 1979

Visite mediche. Sfoltimento del 10° Contingente Paracadutisti "Folgore" 106 giovedì 11 ottobre 1979 In ...