Ad ogni camerata, o squadra, sono stati assegnati due caporali. I nostri sono Tripodo di Catanzaro e Galliero di Napoli. La nostra camerata si trova al piano superiore.
In mattinata siamo tutti andati dal barbiere, naturalmente marciando. Taglio dei capelli quasi a zero per tutti, ci hanno detto che questo tipo di taglio si chiama "tattico", taglio uniforme a 5 mm. Siamo ancora vestiti in "borghese" e dobbiamo marciare così.
Nel pomeriggio ci consegnano l'uniforme, tuta verde da combattimento, basco rosso in testa, scarponcini neri al cromo. Vestiti così siamo tutti uguali e mentre marciamo, o per lo meno stiamo imparando a marciare, inquadrati in squadre 5 x 5 siamo come delle macchine nelle mani di un pilota che ci fa camminare e correre come vuole lui, che ci porta dove vuole lui e per il tempo che vuole lui. I piloti, in questo caso, sono in due, ovvero i due caporali.
Gli ordini sono perentori. Ci dobbiamo abituare alla vita militare. Io sono abbastanza sereno a differenza di altri che stentano ad adattarsi.
Alla sera, prima di andare a letto, dobbiamo fare la branda e quando passa il contrappello dobbiamo rimanere sull'attenti. Il contrappello passa, camerata per camerata, dopo le 23.00 e dopo si può andare a letto, o meglio dire si potrebbe. Il contrappello è anche un'occasione in cui i caporali fanno i duri. Dopo il contrappello si spengono le luci delle camerate, restano accese solo le luci notturne dei corridoi, ma i caporali per un'ora e fino al Silenzio ci fanno fare ginnastica nella penombra. Non che sia malvagia un po' di ginnastica, flessioni e altri esercizi ginnici, ma per alcuni di noi è vista come una specie di "punizione". Lo avevamo fatto anche ieri sera. Loro, i caporali, la chiamano "il riposo del paracadutista".
Questa sera sono riuscito a telefonare a casa dalle cabine telefoniche dello spaccio. Ho fatto sapere come mi sono sistemato e come mi trovo. Ho sentito una certa commozione sentire parlare i miei.

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